APOSTASÍA E IMPUDOR

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Reflexiones sobre el impudor generalizado en el mundo cristiano.

La apostasía y el impudor han crecido en los últimos tiempos simultáneamente, de modo especial, en los pueblos más ricos de Occidente. La disminución o la pérdida del pudor no es, pues, en modo alguno, un fenómeno aislado y en cierto modo insignificante. La pérdida del sentido del pudor ha de diagnosticarse según la misma visión de San Pablo, ya recordada:
Los hombres paganos, alardeando de sabios se hacen necios, y dan culto a la criatura en lugar de dar culto al Creador, que es bendito por los siglos. Por eso Dios los entrega a los deseos de su corazón, y vienen a dar entonces en todo género de impureza, impudor y fornicación, hasta el punto de que, perdiendo toda vergüenza, se glorían de sus mayores miserias (+Rm 1,18-32).
Apostasía e impudor -con muchos otros males intelectuales y morales- han crecido de forma simultánea. En los mismos tiempos y en las mismas regiones del mundo cristiano, se ha desarrollado la avidez desordenada de gozar de esta vida, el rechazo de la Cruz y de la vida sobria y penitente, la aceptación de las ideologías y de las costumbres mundanas, el alejamiento de la eucaristía dominical y del sacramento de la reconciliación, la escasez o la ausencia de las vocaciones y de los hijos, la debilitación o la pérdida de la fe, así como una erotización morbosa de la sociedad, que los mismos sociólogos señalan. El impudor generalizado, no es, pues, sino uno más entre los fenómenos sociales de la descristianización. Y como tal debe ser entendido y tratado.

¡ que arda tu corazón!

Apuntes sacados del libro elogio del pudor del padre Iraburu.

2 comentarios

  1. Quizás parezca que no tiene nada que ver. Tiene todo, en mi opinión.
    Renzi e Casini, cattolici “campioni” di dialogo Caro direttore, mentre in oriente stanno aumentando i martiri cristiani, eliminati anche fisicamente, in occidente i cristiani si stanno comportando in modo da assicurarsi contro ogni eventuale martirio, non solo quello del sangue, ma anche quello derivante dall’emarginazione sociale e culturale (e quindi anche politica). Mi spiego. Sta crescendo, tra moltissimi cattolici, una sorta di ossessione nei confronti di un aspetto della vita cristiana, che, di per sé, è giusto, ma che se viene interpretato in modo sconsideratamente unilaterale finisce con l’essere sbagliato e col portare i cristiani su di una strada errata. Mi riferisco al “dialogo”. E’ evidente che è doveroso dialogare con tutti, purchè tale parola venga saggiamente interpretata. Mi pare che essa venga fraintesa, quando ci si avvicina al dialogo con altri con l’unica preoccupazione di non disturbare, di non dire nulla che possa creare anche solo una sorta di pacifica dialettica. Mi pare che soprattutto i cattolici occidentali stiano ponendo sotto silenzio le loro verità fondamentali (quelle che salvano l’uomo), pur di potersi sedere allo stesso tavolo anche con chi ha trascorso la vita a combattere contro la Chiesa e le sue verità. Non dico che non occorra dialogare anche con costoro: dico che occorre farlo senza nascondere la propria più vera identità e la propria “diversità. Altrimenti, che dialogo è? Gesù, nel Vangelo, dice che questo atteggiamento è provocato dalla vergogna nei Suoi confronti e aggiunge che anche Lui avrà vergogna di costoro. Anche in politica sta verificandosi questo fenomeno. Purtroppo è stato il cattolico Renzi che ha contraddetto la dottrina sociale della Chiesa in tema di famiglia e vita. Non aveva nessun bisogno di farlo, anche perché si trattava di misure neppure previste nel suo programma di partito. Lo ha fatto, evidentemente, per compiacere i potenti del “mondo”, da Obama alla Merkel, a quel “demonio” di Soros, che ora finanzia la divorzista e abortista Bonino (ma costei, almeno, non è cattolica, anche se oramai viene ospitata anche nelle parrocchie e nelle chiese). Nel campo culturale, poi, il fenomeno è generale: non si trova più un cattolico (tranne poche e coraggiose eccezioni, di cui si dovrà pur tenere conto nelle prossime elezioni) che abbia il coraggio, per esempio, di dire che la teoria del gender è contro ciò che il Creatore ha voluto e che il propagarsi di un pensiero unico è deleterio per la cultura e per l’intera società. Pare che i cristiani abbiano proprio paura di testimoniare e lottare per ciò in cui dicono di credere. Questa “ossessione” si sta ammantando anche di raccomandazioni circa il “modo” con cui occorre porsi con gli altri. Anche qui, mi pare che sia scattata una “ossessione”: quella del tono “moderato”, dettato, sotto sotto, solo dalla preoccupazione di usare le buone maniere. Anche queste sono necessarie, ma proporzionate. Non sempre è possibile usare un tono da educande (spesso ipocrite). Il tono dipende dal temperamento di ognuno ed anche dalla gravità della questione in gioco. Non si può sempre e solo sorridere su tutto. Anche Gesù, non raramente, non ha usato le “buone maniere”, quando occorreva. Ha rovesciato i tavoli dei mercanti per difendere la sacralità del Tempio ed ha “urlato” contro i farisei per smascherare le loro falsità e ipocrisie. Quando occorre, occorre. Caro direttore, cosa c’entra tutto ciò con quanto ti ho scritto all’inizio di questa lettera? Un mio caro amico, il prof. Francesco Botturi, durante una discussione, ebbe a dirmi che “un cristianesimo deontologizzato è più gradito dal ‘mondo’ ed è un buon antidoto contro il martirio”. Mi pare, cioè, che questa impostazione di un dialogo devitalizzato abbia, tutto sommato, un unico scopo: quello di piacere alla cultura dominante (protetta dal potere), la quale non avrà così alcun motivo per martirizzare i cristiani. In fondo, per evitare il proprio martirio, ai primi cristiani sarebbe bastato “dialogare” con l’imperatore, incensandolo. Sarebbe stato così semplice! Ma non hanno avuto vergogna di Cristo ed hanno permesso alla Chiesa di espandersi in misura miracolosa. Gli attuali cristiani campioni del “dialogo” finiscono con l’incensare Soros e compagnia e così la Chiesa, in occidente, è ai minimi storici. http://www.lanuovabq.it/it/quei-cattolici-del-dialogo-che-si-vergognano-di-gesu

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  2. Muy bien por el Padre Iraburu. Hoy los curas ya no hablan del pudor y de la pureza, ya no hablan de guardar la mirada.
    !Qué bien lo decía San Josemaria, en Camino!: “El pudor y la modestia son hermanos pequeños de la pureza”.

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